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Visualizzazione dei post con l'etichetta #Napoli

Epo, "arraggia" e sentimento @ Slash+ - Napoli

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Ph.: Antonella Ciliberti Il dialetto napoletano è una lingua. Musicale alla massima potenza, capace di rendere perfettamente la dolcezza di una canzone d’amore, di un sentimento e l’amarezza della quotidianità, delle frustrazioni e della rabbia. Io non sono sempre convinta delle canzoni in dialetto, non ne amo ogni espressione, non mi piace assolutamente quando scade nel neomelodico e il rischio, purtroppo, è sempre alto. Ma la mia città è piena di artisti che il dialetto sanno usarlo bene, sanno metterlo in musica e sanno utilizzarlo come veicolo di emozioni e cuore. I brani dell’ultimo disco degli Epo (uscito lo scorso marzo) contengono note che il dialetto esalta: rabbia, amore, passato e presente, presenza e assenza, dolore, quotidianità ferita, incontri e attimi. I loro pezzi sono schegge di vetro taglienti in cui però puoi specchiarti, in cui trovi qualcosa di te, quel sentimento che hai provato, quella “arraggia” che abbiamo tutti dentro, quel deside...

La terra sotto i piedi e le braccia al cielo - Daniele Silvestri a Napoli

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Daniele Silvestri @Palapartenope - Napoli Ph.: Antonella Ciliberti Inizio dalla fine. Da quei minuti lunghi e intensi in cui Daniele Silvestri ringrazia i suoi musicisti. Li invita ad uscire dalla loro “comfort zone” protetta dai loro strumenti e li “costringe” ad avanzare, a prendersi quel palco, quel calore, quegli applausi che meritano esattamente quanto lui. Sono belle le loro facce, i loro imbarazzi, i loro sudori, i loro sorrisi e, soprattutto, i loro abbracci. E noi, ci godiamo questi abbracci, vorremmo farlo anche noi, stringere ognuno di loro, per ringraziarli per questa condivisione di bellezza e presenza, per questa armonia che abbiamo percepito e vissuto, per la professionalità e la bravura di questi artisti, per il viaggio straordinario che è stato questo concerto napoletano di metà novembre. Noi, ancora inebriati dalla forza liberatoria di “Cohiba” che abbiamo urlato, sentito dentro e sparato fuori, quel Venceremos adelante, o victoria o muer...

Arts & the city - Blub

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Blub @Mann  ph.: Antonella Ciliberti Per me non c’è niente di più rilassante del camminare osservando strade, persone e muri delle città, non solo della mia. E’ anche così che si vive una città, lasciandosi trasportare dalle vie, dai rumori e dai colori. Passeggiare senza meta forse è ancora più sorprendente, almeno per me. Ed è per questo che ogni tanto sento il richiamo dei sanpietrini e delle gambe e parto per osservare e macinare chilometri a piedi. E scopro sempre delle meraviglie, dei piccoli gioiellini, delle piccole opere d’arte che ti cambiano la giornata e lo stato d’animo. Basta saper osservare, non guardare solo dritto davanti a sé, ma alzare lo sguardo sui muri, girare il corpo e gli occhi a 360°, seguire tracce. Ho scoperto tanti artisti speciali in questo modo, non solo a Napoli, la mia città, ma in molti luoghi che ho avuto la fortuna di percorrere, rigorosamente a piedi. Proverò a raccontarvi questi artisti, senza tecnicismi o giudizi for...

La meraviglia di una serata Subsonica

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Ballare e urlare a squarciagola (e stonare): i concerti dovrebbero essere tutti così. Perché, non importa il genere, ma la musica deve farti sentire così: parte di qualcosa. Un rito collettivo che dura un paio d’ore, in cui tutti lasciano andare i freni inibitori, dove qualcuno dal palco ti trascina in un vortice di ritmo, parole e luci. Qualcuno che ti ipnotizza e ti meraviglia allo stesso tempo. Qualcuno che ti caccia fuori quella smania che hai dentro e che reprimi, coscientemente o no. Subsonica - Arena Flegrea - NoisyFest - Napoli Ph.: Antonella Ciliberti Ieri sera il concerto dei Subsonica all’Arena Flegrea di Napoli per il Noisy Festival è stato questo: due ore di potenza, due ore di coinvolgimento totale e sorrisi. Due ore di risveglio. E’ la prima volta che li ascolto dal vivo, non sono mai stata una loro fan nel senso vero del termine, ma ho scoperto che conosco tutte le loro canzoni (almeno quelle cult) e il merito anche stavolta è di mia sorella, semp...

Luoghi del cuore - il Mann di Napoli e le meraviglie di Antonio Canova

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Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è uno dei miei luoghi del cuore. E’ un rifugio, un posto bello e luminoso, è pieno d’arte sì, ma è anche un posto che accoglie, fuori dal mondo, anche se a due passi dal portone d’ingresso c’è uno degli incroci più infernali della città. E’ il luogo in cui ho avuto il mio primo attacco da Sindrome di Stendhal molti anni fa quando ero bambina e lo visitai, forse una domenica mattina, con mio padre. Certo, solo dopo qualche anno, ho potuto dare un nome a quei brividi lungo la schiena, a quello spaesamento, a quei giramenti di testa (voi dite che era un inizio di cervicale? Probabile!) che sentivo al cospetto di quelle statue enormi, quei corpi scolpiti nel marmo. E’ un luogo del cuore perché ci sono opere che amo (che un giorno, magari, vi racconterò) e che mi riportano agli anni del liceo e a quella professoressa un po' bassina ma con dentro una carica esplosiva nel raccontare le correnti artistiche. Forse è da lì che è nata la...

Una notte a Napoli

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Chi mi conosce sa che faccio una vita alquanto “impegnativa”, soprattutto a livello emotivo, e che quindi spesso mi ritrovo ad avere bisogno di attimi di libertà. Secondo voi, quale modo migliore per evadere se non un bel viaggetto? E così ho deciso di passare un weekend solare e assolato nella meravigliosa e accogliente Napoli. Arrivo sabato mattina e vengo accolta dal sorriso e dall’abbraccio della mia amica Antonella…sapete quelle amiche belle, dagli occhi pieni di vita e dai modi affettuosi, che ti arricchiscono con la sola presenza? Ecco, lei è proprio così. Dopo un passaggio veloce a casa per depositare il trolley e rinfrescarmi un po’, ci incamminiamo per le strade piene di odori e colori di questa magica città. Prima tappa: il Cimitero delle Fontanelle, un luogo di immensa spiritualità dove vengono conservate, con estrema cura, le ossa dei caduti in guerra e di chi è stato portato via dalla peste. I visitatori lasciano degli oggetti propri (foto, bigliettini, rosari...

Almarina

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“Perché ci vuole un sacco di tempo, o una poesia perfetta, per dire davvero le cose come stanno” In Almarina c’è luce, la luce del sole, la luce del buio e del chiuso che può aprirsi. C’è odore e colore di mare, anche se questo mare è sullo sfondo e fa da contorno alla stanzialità e all’isolamento di Nisida. A chi guarda dal Parco Virgiliano, Nisida appare enorme eppure piccola, il carcere è lassù, imperioso, ma sembra fermo, inoperoso, vuoto. La protagonista di questo romanzo, Elisabetta, ci porta con sé su quella salita, attraverso quei passi nell’aria rarefatta “tra il casotto delle guardie e quel cancello” in un posto che mai attraverseremmo nella vita. E in cui c’è più vita di quanta ne immaginiamo. Elisabetta insegna matematica ai ragazzi di Nisida. Lì dove ci sono speranze e liturgie, ci sono quotidianità e passati ingombranti, difficili da definire o da catalogare. Ci sono notti insonni, torti subiti, vendette studiate e solo rimandate. Ci sono visi e corpi....