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Almarina

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“Perché ci vuole un sacco di tempo, o una poesia perfetta, per dire davvero le cose come stanno” In Almarina c’è luce, la luce del sole, la luce del buio e del chiuso che può aprirsi. C’è odore e colore di mare, anche se questo mare è sullo sfondo e fa da contorno alla stanzialità e all’isolamento di Nisida. A chi guarda dal Parco Virgiliano, Nisida appare enorme eppure piccola, il carcere è lassù, imperioso, ma sembra fermo, inoperoso, vuoto. La protagonista di questo romanzo, Elisabetta, ci porta con sé su quella salita, attraverso quei passi nell’aria rarefatta “tra il casotto delle guardie e quel cancello” in un posto che mai attraverseremmo nella vita. E in cui c’è più vita di quanta ne immaginiamo. Elisabetta insegna matematica ai ragazzi di Nisida. Lì dove ci sono speranze e liturgie, ci sono quotidianità e passati ingombranti, difficili da definire o da catalogare. Ci sono notti insonni, torti subiti, vendette studiate e solo rimandate. Ci sono visi e corpi....